’Na messa pe’ Napule

Poesie

R
Raffaele Pisani

_Scrivere poesia in dialetto nell’ultima decade del ’900 significa aver compiuto una scelta ben ponderata e programmatica. Non sono più i tempi del poeta dialettale analfabeta perché chi scrive in dialetto oggi ha alle spalle esperienze svariatissime di altre letterature, di altre filosofie, di conoscenze culturali spesso profondissime. Né sono i nostri i tempi del poeta arcadico che guarda con malinconia al passato sempre pittoresco e idilliaco. Inoltre, il mondo moderno si ribella al linguaggio criptico, astruso e irreale: il poeta dialettale dunque deve, se vuole comunicare qualsiasi messaggio, sfruttare il dialetto vivo, reale, comprensibile, malleabile che permette una creatività più intensa.
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Raffaele Pisani ha scelto il napoletano moderno come il mezzo ottimale per esprimere i suoi pensieri più profondi e le sue ansie ossessionanti che riguardano il presente, il mondo che lo circonda. In questo, la sua scelta è simile a quella di molti poeti dialettali sconosciuti alla corrente principale tradizionale elitaria della critica letteraria italiana, poeti che nel loro dialetto nativo esprimono amori e timori scaturiti dall’esperienza moderna e postmoderna (e che sono spesso ingiustamente bollati di versificazione «in vernacolo con esiti di sconfortante provincialismo» [Brevini]). Quello che distingue Raffaele Pisani dagli altri è il suo impegno civile profondissimo verso la sua Napoli. Con questo, non si vuol dire che la sua poesia non tocca altri temi; per esempio, il volume che racchiude le «preghiere» (Llà, cu ’a speranza) è intensamente spirituale e illustra il suo interesse per le questioni di fede; un altro volume intitolato France’ rispecchia il suo lato sentimentale dolce ma non mielato perché onestamente personale.

L’impegno civile, dunque: queste due parole non sono termini vaghi triti né astratti per il poeta che scrive poesie napoletane per le scuole elementari e medie e soprattutto per il poeta che tracciò sui muri di una via di Napoli gli endecasillabi arrabbiati con cui si ribellava al menefreghismo di alcuni, alla prepotenza di altri, e alla colpa di tutti perché «Dio aveva criato Napule tale e quale a ’o Paraviso: l’avimmo nchiavecata! E ognuno ’e nuie ce ha miso ’o ssuio!». Il suggerimento viene offerto in forma di dieci comandamenti per salvare Napoli – comandamenti che non hanno niente di religioso, anzi, propongono che i napoletani si rimbocchino le maniche e non aspettino l’aiuto divino: «Vestimmoce ’e serietà!».

’Na messa pe’ Napule unisce i due temi cari a Raffaele Pisani, quello della fede e quello dell’impegno civile, in un dialogo ritmico, scandito da un lato da toni di profondo sentimento spirituale e dall’altro da toni di disperazione per lo stato presente della sua città. Costante è dunque la tensione tra la spinta religiosa espressa dai due interlocutori – ’e fedele e ’o monaco – e lo stato rovinoso di Napoli. Ma alla religiosità e alla spiritualità non si chiedono miracoli; in realtà, il monaco è perfettamente conscio che i fedeli potrebbero fare finta di pregare. Non a caso il grido d’incitamento per cambiare lo status quo è identico a quello del decimo comandamento per salvare Napoli: «Vestiteve ’e serietà!».

Questo lavoro è, nella sua delicatezza, molto potente e rivela ancora una volta e con più rabbia il bisogno del poeta di smuovere la gente e di aiutare i napoletani (ma forse non solo i napoletani) a costruirsi una vita più umana, più decente, senza inganni, senza prepotenze, senza fessi e fesserie. Raffaele Pisani non indugia su moralismi, incita all’azione. E questo è il dono più originale della sua poesia.

JANA VIZMULLER-ZOCCO

York University, Toronto (Canada), 1992

Publication

2017

Pages

54

Format

Epub

Publisher

Raffaele Pisani

Excerpt

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